In questa fase galleggiante che si protrarrà un'altra settimana circa (date di laurea uscite presto please) sto facendo un bilancio della mia vita finora. Ho ancora tanto davanti a me, però vorrei capire a che punto sono. Cosa ho imparato finora, come sono le persone accanto a me, dove voglio andare, se ho cose o persone in sospeso.
Non è semplice, ci vuole tempo e serenità d'animo. Però ci voglio provare.
Una ragazza che conosco l'ha fatto, ha chiuso tutti quei rapporti finiti male o lasciati in sospeso, ha chiarito dove c'era da chiarire, e ha deciso che avrebbe affrontato ogni giorno con gratitudine e felicità.
Non posso entrare nella sua testa, ma ogni volta che la incontro vedo la luce che ha dentro. La gioia con cui affronta anche i problemi, riesce ad essere entusiasta e felice.
E' quello che voglio.
In passato ho lavorato in un'ambiente non negativo, ma caratterizzato da una persona con un ruolo importante e con un carattere molto pesante, un modo di porsi fastidioso. Non che fosse il demonio, ma comunque non così facile da avere come collega. Mi sono resa conto che a casa mi lamentavo molto, con la scusa "ma se non lo faccio a casa mia quando posso farlo?", però si tratta di un circolo vizioso, perché ogni lamentela giustifica la prossima, e smettere è difficile.
Spero di riuscirci però. Spero di portare in pari il bilancio.
Un luogo dove condividere i passi verso una vita semplice, piccole cose che rendono felici. Romanzi, ricamo, corsa e vivere in modo frugale.
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venerdì 26 ottobre 2012
martedì 11 settembre 2012
L'abitudine dell'inizio
Il titolo del post richiama quello di Leo Babauta di Zen Habits, un blog che leggo spesso. The Habit of Starting è l'ultimo post che ha pubblicato.
The biggest reason people fail at creating and sticking to new habits is that they don’t keep doing it.
Il motivo principale per cui le persone falliscono nel creare e mantenere nuove abitudini è che non continuano a farle.
Sembra una stupidata, la scoperta dell'acqua calda, però è vero.
When you look at it this way, the key to forming a habit is not how much you do of the habit each day (exercise for 30 minutes, write 1,000 words, etc.), but whether you do it at all. So the key is just getting started.Se guardi la questione in questo modo, la chiave per formare un'abitudine non è quanto fai ogni giorno (esercizio fisico per 30 minuti, scrivere 1000 parole), ma se lo fai o no. Quindi la chiave è iniziare.
Ricevo gli aggiornamenti del blog Zen Habits per email, e leggere il post di oggi mi ha colpito. Causa raffreddore, causa stanchezza, causa la scadenza della tesi sempre più vicina, causa pigrizia soprattutto, era da un po' che trascuravo il mio allenamento di camminata-corsa.
Per Babauta la soluzione è rendere la nostra abitudine il più semplice e facile possibile. Ci si concentra sull'iniziare, non sulla durata. L'ideale è preparare il necessario in anticipo, così al momento di iniziare non ci sono barriere. L'azione da portare avanti dev'essere qualcosa da poter fare dove ci si trva, senza dover guidare per andare da una parte o dall'altra. Se bisogna muoversi, avere compagnia aiuta, perché c'è una connotazione negativa nel lasciare un amico che ci aspetta al parco o in palestra e non raggiungerlo.
Anche rendere noto il proprio obiettivo aiuta, perché crea la responsabilità di portare avanti il lavoro. Come in un SAL, dopotutto.
La corsa è uno dei SAL che ho in ballo, il mio obiettivo è andare a correre almeno 40 minuti tre volte la settimana, o perlomeno iniziare a correre, per arrivare poi ai 40 minuti.
Il post mi ha aiutato, perché mi ha lasciato un tarlo nella mente, tanto che dopo l'ufficio appena arrivata a casa ho messo le scarpe da ginnastica e sono uscita.
Vi lascio un link ad un paio di foto di dove sono stata (anche se la luce non è la stessa, ormai alle 19.30 è già crepuscolo!): uno - due - tre.
Prometto che imparerò a portarmi dietro la macchina fotografica, così da darvi un contributo personale. Però fidatevi delle foto, sono vere.
E' il mare di casa.
mercoledì 5 settembre 2012
Momento di bilanci e nuovi inizi
Il temuto giorno è arrivato, inesorabile come solo il tempo può essere.
Il compleanno.
27 anni.
Ora come ora la sensazione è di fallimento.
Sono dove mi immaginavo di essere a 27 anni? No.
Cosa ho combinato finora? Una laurea e un master, una laurea di prossima conclusione (si spera), un lavoro instabile. Dal punto di vista lavorativo/scolastico la situazione è quantomeno insoddisfacente.
Dal punto di vista affettivo invece mi reputo fortunata. Una famiglia che mi vuole bene, un paio di amicizie serie, un moroso a lungo termine (e a media distanza) con progetti a lungo termine.
Questo non lo dico per commiserarmi, ma per ragionare a mente libera su dove vorrei trovarmi tra 365 giorni.
Libera da matricole universitarie.
Con un lavoro che se non fisso perlomeno mentalmente soddisfacente e stimolante.
Fuori di casa, e magari in compagnia del moroso di cui sopra.
Aggiungerei anche con quattro chili in meno e la capacità di correre almeno 40 minuti di fila.
Uh, magari pure con la capacità di fare un retro a punto croce degno di questo nome.
Bene, ora ho gli obiettivi. Vediamo se riuscirò a trasformarli in azioni!
Il vecchio si chiamava Beppo Spazzino. Aveva di sicuro un altro cognome ma, dato che di mestiere era spazzino e che tutto lo chiamavano così, anche lui aveva deciso che quel cognome gli stava bene. [....]
E faceva il suo dovere volentieri e a fondo. Sapeva che era un lavoro assai necessario. Quando spazzava le strade andava piano ma con ritmo costante: ad ogni passo un respiro e ad ogni respiro un colpo di granata. Passo-respiro-colpo di scopa. Passo-respiro-colpo di scopa. Di tanto in tanto si fermava e un momento e guardava, pensieroso davanti a sé. E poi riprendeva. Passo-respiro-colpo di scopa. [....]
Dopo il lavoro, quando sedeva vicino a Momo, le spiegava i suoi grandi pensieri. E poiché lei ascoltava in quel suo modo speciale, gli si scioglieva la lingua e trovava le parole adatte.
"Vedi, Momo, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa."
Guardò un po' in avanti davanti a sé e poi proseguì: "E allora si comincia a fare in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato... e non ce la fai più.... e la strada sta sempre là davanti. Non è così che si deve fare."
Pensò ancora un poso e poi seguitò: "Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo.
Allora c'è soddisfazione; questo è importante perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere.
E di colpo uno si accorge che, passo dopo passo, ha fatto tutta la strada. Non si sa come.... e non si è senza respiro. Questo è importante. - Momo, Michael Ende."
venerdì 31 agosto 2012
Una lotta ogni giorno
Una delle parti più difficili del mio lavoro attuale non è data dal lavoro in sé, ma da una componente accessoria come l'ambiente lavorativo. Le mie colleghe sono tutte mediamente simpatiche (tutte donne, vi lascio immaginare che pollaio può crearsi!), però la fine della stagione estiva - altrimenti detta la Stagione, come quella londinese à la Jane Austen) sta creando una certa stanchezza mentale da pericolose derive.
Il mio lavoro consiste nel trattare con la clientela, principalmente turisti che in modalità vacanziera diventano adepti del mantra Voglio-Esigo-Pretendo.
Durante l'università avevo lavorato molto su me stessa, per cercare di trovare il lato positivo in ogni cosa e ce la facevo pure! Si tratta del ben noto Sistema Pollyanna. :)
La Stagione però, anche oggi, mi ha portato in pericolose ricadute di sarcarmo e poca tolleranza, causata da piccolezze come la pretesa di un doppio omaggio da parte dei clienti (perché? Che qualcuno mi spieghi come si fa ad avere la faccia tosta a chiedere due regali, non puoi per piacere apprezzare che già te ne abbiamo fatto uno non previsto?) o gente che non legge le parti in grassetto e al centro delle carte che firma (oh, mica parliamo delle note a piè di pagina, la parte centrale, scritta a caratteri più grandi!) e poi si offende accusandoti di poca correttezza?
Comunque, ci sto lavorando, l'articolo di Lifehacker "If your jobs sucks, it might be your fault; let's fix that" mi ha riportato con i piedi per terra, da domani atteggiamento buddista (alla peggio mi darò fuoco per protesta).
Promesso.
Ps. Rendo noto da subito. Per la scrivente Jane Austen - anche detta Nostra Signora Jane Austen, sempre sia lodata - è una delle basi della letteratura europea e merita numerose riletture annuali.
Il mio lavoro consiste nel trattare con la clientela, principalmente turisti che in modalità vacanziera diventano adepti del mantra Voglio-Esigo-Pretendo.
Durante l'università avevo lavorato molto su me stessa, per cercare di trovare il lato positivo in ogni cosa e ce la facevo pure! Si tratta del ben noto Sistema Pollyanna. :)
La Stagione però, anche oggi, mi ha portato in pericolose ricadute di sarcarmo e poca tolleranza, causata da piccolezze come la pretesa di un doppio omaggio da parte dei clienti (perché? Che qualcuno mi spieghi come si fa ad avere la faccia tosta a chiedere due regali, non puoi per piacere apprezzare che già te ne abbiamo fatto uno non previsto?) o gente che non legge le parti in grassetto e al centro delle carte che firma (oh, mica parliamo delle note a piè di pagina, la parte centrale, scritta a caratteri più grandi!) e poi si offende accusandoti di poca correttezza?
Comunque, ci sto lavorando, l'articolo di Lifehacker "If your jobs sucks, it might be your fault; let's fix that" mi ha riportato con i piedi per terra, da domani atteggiamento buddista (alla peggio mi darò fuoco per protesta).
Promesso.
Ps. Rendo noto da subito. Per la scrivente Jane Austen - anche detta Nostra Signora Jane Austen, sempre sia lodata - è una delle basi della letteratura europea e merita numerose riletture annuali.
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